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Helicobacter Pylori: un batterio nello stomaco e la malattia peptica

01/02/2008

L’Helicobacter pylori è un batterio che provoca, nell’uomo, un’infezione cronica dello stomaco (e non di altri organi). È responsabile di quasi tutti i casi di ulcera peptica e, per la precisione, dell’80% delle ulcere gastriche e del 90% di quelle duodenali. Negli Stati Uniti, circa il 20% delle persone con meno di 40 anni e più del 50% delle persone con più di 60 anni hanno un’infezione da Helicobacter pylori. In molti casi, comunque, la sola infezione non è sufficiente a provocare la formazione di un’ulcera. I motivi di questa disparità tra individuo e individuo non sono ancora noti, anche se si pensa che siano importanti da una parte le caratteristiche del soggetto infettato e dall’altra il tipo di Helicobacter pylori, oltre ad altri fattori ancora da identificare.

Dubbi esistono anche a proposito delle vie di diffusione di questa infezione. Sembra siano coinvolti sia il cibo che l’acqua e recentemente il batterio è stato isolato dalla saliva, per cui non se ne può escludere una diffusione per contatto orale. Queste incertezze circa le vie di diffusione rendono impossibile l’attuazione di un’efficace prevenzione. In diversi centri di ricerca si sta cercando di realizzare un vaccino contro l’Helicobacter pylori.

Per quanto riguarda il meccanismo d’azione, si sa che l’Helicobacter pylori indebolisce lo strato di muco disposto a protezione delle cellule che compongono la mucosa dello stomaco, cioè lo strato più interno della parete gastrica, estremamente sensibili ai succhi gastrici acidi. L’azione combinata dell’acido e del batterio su queste cellule è responsabile prima dell’irritazione e dell’infiammazione della mucosa e poi della formazione dell’ulcera. Sorprendentemente, l’Helicobacter pylori riesce a sopravvivere nell’ambiente acido dello stomaco perché secerne degli enzimi che neutralizzano l’acido nelle sue immediate vicinanze.

L’Helicobacter pylori non causa sintomi gastrointestinali specifici, ma solo quelli legati alla presenza o meno di un’ulcera.

La diagnosi dell’infezione da Helicobacter pylori viene fatta ricorrendo all’esecuzione di diversi test sul sangue, sull’aria espirata, sulle feci e su frammenti di mucosa gastrica o duodenale. L’esame sul sangue (ne basta una goccia) è quello eseguito più frequentemente. Vengono ricercati e titolati gli anticorpi contro l’Helicobacter pylori. Questo esame non è in grado di dirci se l’infezione è in atto o pregressa (antecedente), in quanto gli anticorpi, una volta formatisi, rimangono nel sangue per tutta la vita e non può dunque essere utilizzato per verificare gli effetti della terapia antibiotica.

Il test sull’aria espirata, detto urea breath test (breath= respiro), viene invece utilizzato soprattutto dopo il trattamento per verificare l’eradicazione dell’Helicobacter pylori, ma può essere usato anche per la diagnosi. In ambulatorio, il paziente deve bere una soluzione di urea contenente un particolare atomo di carbonio (14C). Se nello stomaco è presente l’Helicobacter pylori che produce l’enzima ureasi, questa scinde la molecola dell’urea e libera l’atomo di carbonio che passa prima nel sangue e poi, attraverso i polmoni, nell’aria espirata dal paziente che si sottopone all’esame. La presenza dello speciale atomo di carbonio nell’aria espirata, analizzata da uno strumento apposito, deporrà per la presenza di Helicobacter. L’accuratezza di questo esame è pari al 96-98%.

Il test eseguito sulle feci identifica la presenza del batterio, mediante l’uso di anticorpi monoclonali. E’ un esame non invasivo, che può essere eseguito a qualunque età e non richiede la collaborazione del paziente. Può essere utilizzato sia per la diagnosi iniziale che per il controllo dell’efficacia della terapia eseguita. Ha un’accuratezza simile, se non superiore a quella dell’urea breath test.

Infine, i test tissutali vengono eseguiti su frammenti di mucosa prelevati durante l’esame endoscopico. Sono di tre tipi:
 il test rapido dell’ureasi identifica la presenza dell’enzima ureasi prodotto dal batterio. In pratica il campione di tessuto gastrico prelevato con la biopsia endoscopica viene posto su di un gel o su memebrane contenenti urea e un indicatore colorimetrico pH-sensibile. Se è presente il batterio, l’ureasi idrolizza l’urea e provoca il cambiamento di colore del mezzo (a causa dell’ammoniaca che viene formata). E’ un esame molto accurato (sensibilità e specificità superiori al 90%), facile da eseguire e relativamente economico ed è quindi considerato da molti la metodica diagnostica invasiva di scelta. I risultati falsi-negativi di questo esame, come degli altri esami già descritti, sono dovuti alla recente assunzione di antibiotici o di farmaci inibitori della pompa protonica.
 l’esame istologico, che permette di identificare la presenza del batterio, con la sua caratteristica forma spirale, nel tessuto.
 l’esame colturale, eseguito raramente, che permette lo sviluppo delle colonie di Helicobacter pylori, nell’appropriato terreno di crescita.

Non è stato dimostrato, fino ad oggi, un aumento dell’incidenza del cancro dello stomaco correlato alla presenza di un’infezione da Helicobacter pylori, ad eccezione del linfoma gastrico, che è comunque una neoplasia molto rara.


Le notizie della sezione Pillole Sanitarie sono aggiornate quotidianamente e archiviate in ordine cronologico. Piccole perle di educazione sanitaria, che ti aiutano ad essere informato su vari temi sanitari.


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