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Era stato trasportato in elicottero a Viterbo, lo scorso 17 dicembre, con il pollice della mano
sinistra completamente staccato a causa di un infortunio sul lavoro, ora ha buone possibilità di
riacquistare gran parte della funzionalità del dito, grazie a un reimpianto effettuato dall'équipe
dell'Unità operativa di Chirurgia della mano dell'ospedale di Belcolle, diretta da Antonio
Castagnaro.
Il paziente è un ragazzo 22enne, di nazionalità rumena, residente in provincia di Rieti. "Non
appena la vittima dell'incidente è giunto a Viterbo - spiega Antonio Castagnaro - abbiamo
tempestivamente attivato il nostro sistema di emergenza che prevede, ormai, delle procedure ben
rodate e collaudate. Dopo aver allarmato la sala operatoria, abbiamo dato inizio all'intervento
chirurgico che è durato circa nove ore. Non è stato un lavoro semplice perché è stato necessario
riattaccare tutti i frammenti, l'osso, la capsula articolare, i tendini estensori e flessori, i
rami nervosi digitali, le arterie digitali e le vene digitali".
Va precisato che le arterie, i nervi e le vene in questione hanno la dimensione di un
millimetro circa. "Per questa ragione - aggiunge il direttore di Chirurgia della mano - è stata
fatta una ricostruzione al microscopio, esclusivamente con tecnica microchirurgica. Si è trattato
di un intervento di estrema complessità ma, ora, il ragazzo ha buone possibilità di riacquistare
l'uso del suo pollice e per noi è un motivo di grande soddisfazione, anche considerando che il
pollice è il dito più importante della mano e che, senza il reimpianto, il paziente sarebbe rimasto
in invalido per tutta la vita".
Questo intervento è stato reso possibile in quanto l'Unità operativa di Belcolle lo scorso
settembre è stata inserita dall'Asp Laziosanità nel Coordinamento regionale di chirurgia della
mano, microchirurgia e reimpianto degli arti in emergenza urgenza della quale fanno parte solo sei
centri specializzati in tutto il Lazio. Oltre a Belcolle partecipano al coordinamento il
Policlinico Umberto I, l'Aurelia Hospital, il San Camillo Forlanini, il Policlinico Gemelli e il
Cto Alesini. Tutti ospedali romani, l'unico fuori del raccordo anulare è proprio il nosocomio
viterbese. Nota, questa, che accresce ancora di più il valore del riconoscimento ottenuto.
Il progetto dell'Asp Lazio è entrato nella sua fase operativa a partire dagli ultimi mesi del
2009. Prevede che ogni giorno nel territorio regionale siano attivi due centri di riferimento di II
livello (o ad alta complessità, riconducibile a prestazioni di alta specialità) per la gestione
della contemporaneità delle urgenze. Tutte le strutture devono garantire la disponibilità di h24
con turni settimanali programmati annualmente. L'individuazione delle équipe chirurgiche è stata
effettuata sulla base di un rigoroso studio delle professionalità presenti presso gli ospedali
laziali e in relazione al numero di interventi effettuati nel corso dell'anno.
"È stato stabilito, inoltre - conclude Antonio Castagnaro - che quando sarà Belcolle ad
essere di guardia, il che capita ogni quindici giorni, le emergenze che si dovessero verificare in
tutte le provincie laziali, esclusa Roma, saranno destinate proprio a Viterbo. Mentre per Roma
saranno trattate nell'unità operativa presente nella capitale stessa. L'importanza di avere
contemporaneamente due centri operativi per le emergenze consente di poter garantire una risposta
tempestiva, nel caso si dovessero presentare due casi di estrema urgenza nello stesso momento".
Per i cittadini laziali, dunque, si tratta di un servizio di indubbia efficienza che si
traduce in un'assistenza qualificata e tempestiva nell'attimo stesso in cui si verifica un
incidente con conseguente trauma per le mani.
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